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TRENTO - PALAZZO TRENTINI    right

a Trento

Arte Trentina del '900 

 

Al Palazzo Trentini

Con questa esposizione si conclude a Palazzo Trentini il progetto Arte Trentina del '900 avviato nel 1999 con un percorso culturale ed artistico attraverso il quale si è inteso promuovere e valorizzare l'arte e gli artisti del Trentino. La mostra, nonostante si muova in ambito quasi contemporaneo, ha uno spirito prevalentemente storico, nel senso di documentare il lavoro di quegli artisti che sono stati maggiormente presenti sulla scena, creando relazioni e stimolando il dibattito culturale trentino nel corso degli ultimi venticinque anni del secolo. La scelta operata dal curatore Maurizio Scudiere si è basata essenzialmente sul curriculum e sulla documentazione del lavoro degli artisti più qualificati, operando su di un duplice livello. Da una parte lo mostra, con circa 120 opere esposte e dall'altra il volume che accompagna l'iniziativa e che vuole essere, come per le altre edizioni, molto di più del catalogo della mostra. In esso l'analisi dello sviluppo socio culturale ed artistico del periodo è supportato da 220 immagini di opere artistiche nell'intento di meglio documentare lo situazione e l'evoluzione dell'arte trentina. E' un panorama vasto nel quale si possono scorgere significative aperture alle sperimentazioni più avanzate, sebbene gran parte degli artisti siano ancora legati ai supporti ed alle tecniche tradizionali. La mostra evidenzia anche come, nonostante il grande slancio delle ricerche di astrazione degli anni settanta, in questi ultimi decenni si sia verificata una ripresa della figurazione, sia pure con nuove modalità espressive, e spesso ad opera degli artisti più giovani. Emerge, in generale, una elevata qualità del lavoro degli artisti trentini, che con impegno ed originalità hanno saputo partecipare attivamente da protagonisti alla storia e allo sviluppo culturale delle nostre comunità.

 

L'Evento 
<<Arte trentina dal 900 al 2000 >> racconta gli anni più vivaci dell'arte trentina, dalle espe-rienze di Astrazione Oggetti-va fino alla solinga ricerca di artisti che si rifanno soltanto al proprio operare e alla pro-pria visione del mondo.Questo è infatti il percorso che si evince da que-sta mostra. Da un'arte profondamente socializzante e comunitaria ad una essenzialmente individualistica e narcisistica. Gli anni Settanta vedono la nascita di un forte associazionismo - i Sindacati Artisti - che sfocierà nella fondazione del Mart a Palazzo delle Albere a Trento. Anni ricchi di scambi, di mostre collettive dove l'importante era scambiarsi opinioni, magari litigare, comunque sempre essere per usa re un termine oggi consueto in rete. Anni in cui l'arte trentina viveva a stretto con tatto con le esperienze della concettualità, dell'astrazione. Esperienze comuni alla cultura europea. Non era difficile vedere durante le Biennali di Venezia o all'Arte Fiera di Bologna i treni che partivano da Trento pieni di artisti desiderosi di conoscere Voracemente bisognosi di respirare quanto avveniva altrove, che sia nella vicina Austria o nei miti Usa l'importante era capire, vedere, digerire, risputare. Le opere di quel periodo ri-flettono i sogni, le speranze, le delusioni, le utopie di un'arte che voleva sconvolgere il mondo, cambiare le percezioni, intingere le mani in materie nuove, in tecniche esilaranti, in voli pindarici della parola e della figura. E' il momento delle contaminazioni tra i generi. Di una pittura dal fortè supporto artigianale con dei ritmi scanditi dall'alzarsi del sole e dal suo declino, daWapertura della porta della Cantinota, o della Scaletta, mitici locali, punti di ritrovo di interminabili 

discussioni tra artisti, critici, letterati, ecc. Una concezione del tempo che differenziava questa provincia-periferia da quanto avveniva nei grossi centri urbani dove la velocità bruciava ogni idea, ogni pen- siero, ogni vita e vitalità. Risalendo le date si fanno strada nuovi nomi di artisti. Nel frattempo nasce la Galleria Civica di Trento che proietta la città all'interno del circuito europeo. Ma è anche il tempo del riflusso, della solitudine, dell'abbandono. Chi ha' potuto se ne è andato via. Qualcuno ha dimenticato volutamente i pennelli e le tele dietro la porta dello studio. L'arte trentina si è polverizzata. Tante esperienze, ognuna per conto suo, condotte lungo strade

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solitarie. E' vero nascono altre associazioni. Ma è il clima sociale e politico che è cambiato. La frammentazione pittorica oscilla continuamente trala richiesta di "assistenzialismo amministrativo" ad un fai da te che non porta molto lontano. Chi ha le arte in regola viaggia per i centri europei, collegandosi ad esperienze allargate, come Elena Fia Fozzer con il Madì, Fasoli&Fasoli e gli spazi interattivi attorno al mondo, Giuliano Orsingher con Arte Sella, Stefano Cagol e il medialismo, le fotografie di Roberto Conz e Adriano Eccel, le elaborazioni di Elisabetta Alberti, i video-film di Francesco Dal Bosco. Altri

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giocano alla ripetizione differente di baril liana memoria - Ines Fedrizzi, Gelsomina Bassetti, Silvio Cattani, Diego Mazzonelli, Paolo Vallorz, Paolo Tait,' Mauro Cappelletti, ecc -, altri ancora si incamminano verso le incursioni materiche e segniche - Annamaria Gelmi, PietroWeber, Maria Stoffella, Maria Salvati, Maurizio Corradi. Nasce anche la scuola antropologica della VaI di Sole, Luciano Zanoni, Albino Rossi e Renato Pancheri e non ultimo Diego Rudellin, grazie alla quale l'arte trentina ha gli strumenti per riflettere sulle proprie origini e radici..E tanti altri nomi, ognuno con la propria storia e il proprio destino direbbe Vasco Rossi. Tra dieci giorni si inaugurerà al Mart di Rovereto una mostra sull'arte trentina contemporanea. Settanta nomi proiettati sul palcoscenico della notorietà. Due mostre che serviranno per capire la produzione artistica di questi ultimi anni in una provincia che, nonostante tutto, rimane nel bene e nel male, periferia. Una periferia più mentale che reale.

 

  

 
  

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Antonio@Enio